Lo diciamo tutti, ogni tanto: la pizza è patrimonio dell’umanità. Lo leggi sui menu, lo senti ripetere al bancone, lo diciamo pure noi con un certo orgoglio. Peccato che, a voler essere precisi, non sia andata proprio così: quello che l’UNESCO ha iscritto nel 2017 non è la pizza come piatto, ma il mestiere di chi la prepara.
Cosa ha riconosciuto davvero l’UNESCO nel 2017
Il 7 dicembre 2017, a Jeju, in Corea del Sud, il comitato dell’UNESCO ha inserito nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità “l’arte del pizzaiolo napoletano”. Non la pizza, quindi, ma l’arte di farla: i gesti, le tecniche, il sapere che passa di mano in mano. Ecco perché parlare di pizza patrimonio UNESCO resta una piccola semplificazione.
La candidatura era partita dal basso, sostenuta da una petizione con due milioni di firme raccolte in tutto il mondo. Un caso raro: di solito sono gli Stati a muoversi, qui invece è stata una comunità di artigiani a chiedere che il proprio sapere venisse riconosciuto e tutelato.

Perché si parla di arte, e non solo di pizza
L’arte del pizzaiolo (in napoletano si dice proprio così, con la u) non è soltanto impastare. È un insieme di movimenti, ritmo e sapienza: la lavorazione a mano del panetto, la lunga lievitazione, il gesto di allargare il disco, la cottura velocissima nel forno a legna, spesso davanti agli occhi del cliente.
Proprio questa dimensione sociale e conviviale ha convinto l’UNESCO a tutelare queste conoscenze. Oggi chi cerca online “pizzaiolo UNESCO” non trova una ricetta, ma una pratica che si tramanda di generazione in generazione, nelle botteghe e nelle famiglie di Napoli.
C’è anche un lato spettacolare e gioioso: il pizzaiolo lavora cantando, scambia battute, fa girare il disco in aria. Non è folklore da cartolina, ma il modo in cui un sapere diventa festa condivisa e si tramanda senza manuali, semplicemente guardando e imparando.

UNESCO e STG: due riconoscimenti diversi
Capita di fare confusione con un altro bollino: dal 2010 la pizza napoletana è Specialità Tradizionale Garantita per l’Unione Europea, che tutela la ricetta e il metodo. L’UNESCO, invece, protegge il sapere umano dietro quella ricetta. Due strade diverse, stesso obiettivo: difendere una tradizione.
Pizza patrimonio UNESCO: cosa cambia per chi la mangia
Il riconoscimento non ha cambiato il sapore della margherita, ma ha dato peso a un gesto quotidiano. Affermare che la pizza napoletana è patrimonio UNESCO, in fondo, ricorda che dietro un piatto semplice c’è una storia lunga, fatta di mani esperte e pazienza. È anche un invito per i consumatori a scegliere chi quel mestiere lo rispetta sul serio.

Quell’arte, ogni giorno, da Jamm Ja a Milano
Noi quel patrimonio proviamo a onorarlo a ogni servizio, a due passi dal Duomo. Impastiamo a mano, lasciamo riposare a lungo il panetto e cuociamo come si fa a Napoli. Non lo facciamo per la targa, ma perché crediamo che la vera pizza napoletana nasca da lì: dal tempo, dalla cura e dal rispetto per chi ci ha insegnato questo lavoro. Se vuoi, dai un’occhiata alla nostra pizza e alla nostra storia: raccontano la stessa idea.
Se ti va di assaggiare quest’arte, vieni a trovarci: prenota chiamando il 02 9684 0877 o scrivici su WhatsApp al 347 82 11 267. Ti aspettiamo, jamm ja!